Avatar, il realismo in 3D che cambierà il cinema
E’ il film più atteso del 2010. Dieci anni di ideazione, 4 di realizzazione pratica, un budget ufficiale di 230 milioni di dollari (ufficiosamente oltre 300), record di incassi in poche settimane dall’uscita americana (1 miliardo e 372 di dollari nel mondo). Esce anche in Italia 'Avatar', il kolossal fantascientifico che porta la firma di James Cameron, il papà di 'Alien' e 'Titanic'.
Avventurandosi su un territorio mai esplorato prima, Cameron dà vita ad una favola fantascientifica ecologicamente corretta in cui si mescolano fantasy, avventura e amore in un contesto altamente spettacolare e ipertecnologico. Siamo nel 2154. Jake Sully (Sam Worthington), ex marine paraplegico viene mandato su un pianeta lontano, preso di mira dai terrestri alla disperata ricerca di nuove risorse naturali, grazie ad un avatar, un ibrido ottenuto unendo frammenti di dna umani e alieni in cui è possibile trasferire la propria coscienza. La missione di Jake che prelude alla colonizzazione del pianeta Pandora si complica quando il soldato si innamora dell’indigena Neytiri (Zoe Saldana). Ad enfatizzare la trama avvincente, le più avanzate tecnologie del 3D, inesistenti quando il film è stato concepito, dieci anni orsono, e create ad hoc da Cameron.
Al di là delle innovazioni tecnologiche, che nulla tolgono alle intense interpretazioni degli attori, è stupefacente la maestria con cui il regista le mette a servizio della storia. Se fino ad oggi il 3D veniva esaltato con oggetti che sembravano bucare lo schermo e cadere sugli spettatori, Cameron cerca, e trova, un realismo tale che risulta difficile distinguere tra le scene girate dal vivo (quelle dei terrestri) e quelle digitalizzate (sul pianeta alieno). La vividezza con cui ci viene mostrato l’universo di Pandora, un intero mondo creato dal nulla al computer, con le sue foreste incantante e le sue creature fantastiche, fa immergere totalmente lo spettatore nelle immagini proiettate dandogli la sensazione di essere veramente dentro la storia.
Ci sono film che segnano la storia del cinema rivoluzionando il suo linguaggio centenario. Avatar è senza dubbio uno di questi. Una vera e propria rivoluzione copernicana nel modo di fare e concepire la settima arte, dove al centro della scena non c’è più una realtà da rappresentare ma un mondo artificiale più vero del reale.
Enrica Raia










