Scissionisti di Scampia: tra i 10 arresti anche Paolo Gervasio detto Pablo Escobar
Droga da reinvestire nell’usura e in esercizi commerciali. Questo il giro di soldi su cui si reggeva il potere di Paolo Gervasio, detto il “Pablo Escobar” di Scampia. Arrestato in nottata insieme ad altre nove persone incriminate per associazione a delinquere, Gervasio importava cocaina, eroina, crack, kobret, haschish e marijuana da vendere poi al dettaglio nella “33”, una delle piazze di spaccio più fiorenti di Scampia (e quindi d’Europa).
Non solo: con i proventi concedeva prestiti a strozzo con un tasso di interesse del 200-300% all’anno o, per dare ai soldi un capolinea legale, li investiva in negozi quali un centro scommesse a Scampia e una caffetteria a Melito di Napoli. Beni, questi, sottoposti a sequestro preventivo insieme ad un complesso immobiliare a Villaricca del valore di 2.500.000 euro.
Ricevendo la droga dal capoclan Raffaele Amato, Gervasio la rivendeva nella “33”, area controllata dapprima dai Di Lauro e poi, dopo la faida di Secondigliano, dagli scissionisti. Proprio tra Secondigliano, Villaricca e comuni limitrofi, “Pablo Escobar” reimpiegava il denaro nell’usura.
Danilo Massa










