Il Corriere della Sera rimarca l'errore: anche il gangster Colin Gunn usa Facebook per minacciare nemici
Sviste che possono costare cara la vita; leggerezze, epppure fatali. Impauriti dall’eventualità di essere infastiditi da associazioni di tutela per i diritti dei carcerati, in Inghilterra i gestori di un penitenziario di massima sicurezza hanno permesso ad uno dei criminali più pericolosi della Gran Bretagna, Colin Gunn, di usare Facebook. Così, fisicamente “dentro”, il detenuto evadeva virtualmente, disponendo ordini ai suoi sgherri.
Colin Gunn, condannato ad una pena di 35 anni per “associazione a delinquere finalizzata all’omicidio” e costretto a scontare il suo debito con la giustizia nel carcere di Long Lartin, ha usato il noto social network per continuare a gestire i suoi traffici e minacciare i suoi nemici.
A svelare l’incredibile errore della polizia penitenziaria è stato, nel paese di infallibile virtù anglosassone, il Sunday Times, mentre in Italia il Corriere della Sera ricorda che il caso del gangster non è unico in Inghilterra: Jade Braithwaite, condannato all’ergastolo per l'omicidio del sedicenne Ben Kinsella, ha contattato la famiglia della vittima per minacciarla.
Così, mentre i gestori del carcere chiudevano “un occhio sulle attività multimediali di Gunn perché temevano di essere denunciati da qualche organizzazione britannica che difende i diritti dei detenuti”, il criminale postava su Facebook concilianti affermazioni di redenzione, come “un giorno tornerò a casa. Non vedo l'ora di guardare negli occhi alcune persone e vedere quanta paura hanno di me”. In un altro post, Gunn osserva l’utilità di Facebook, prezioso strumento attraverso cui restare in contatto con i suoi amici (565, secondo la lista di Fb), ma, soprattutto, con i suoi nemici.
Danilo Massa










