Lapidata a 23 anni perché adultera
Nonostante il cambiamento dei tempi, le continue modernizzazioni fisiche e sociali, alcune usanze sembrano davvero non voler cambiare.
Ci ritroviamo davanti a costumi barbari, punizioni estemporanee e di una crudeltà che non può essere giustificata dalle cause: morire per aver scelto di vivere la propria passione, per aver dato libero sfogo ad un amore al quale non è stata data la possibilità di esistere. Inaccettabile nonostante le più radicate culture.
Ancora una volta a fare le spese delle vicissitudini retrograde e profondamente ingiuste, è stata una donna colpevole solo di essersi innamorata di chi non le era permesso sposare.
Aisha Ibrahim Duhulu era una ragazza di 23 anni, costretta a sposare un uomo che non amava, molto più vecchio e abituato a trattare le donne come merce di scambio.
Aisha, costretta in un matrimonio senza amore, a vivere un’infelicità eterna.
E’ stata lapidata davanti agli occhi di una popolazione intera che bramava dagli spalti di uno stadio perché fosse uccisa.
La sua colpa? Essersi innamorata e aver ceduto alla passione del primo amore vero, nonostante il matrimonio.
Era un’adultera Aisha, un’adultera giustificata da un matrimonio non voluto ma che le era stato imposto con la forza. Ha cercato di ribellarsi sapendo bene a cosa sarebbe andata incontro: la morte per lapidazione.
Ha scelto di morire pur di non vivere quella vita che le andava stretta.
Un coraggio enorme che le ha permesso di sfidare la società e che l’ha portata a morire a testa alta, guardando il cielo: quel cielo che una volta, soltanto una, l’aveva vista libera.
Stefania Rocco






