Rosarno, la solidarietà agli immigrati passa per Facebook

"Solidarietà agli immigrati di Rosarno", questo uno dei gruppo che su Facebook si impegna nella guerra di quartiere di Rosarno. Per parlare, ma non solo.
articolo del 11 gennaio 10

Spari da armi ad aria compressa, due feriti, la reazione e la controreazione. Il risultato è una mattanza in cui abbondano i feriti, sia italiani che stranieri. Poi Facebook, per esprimersi, coordinarsi, in qualche modo rigenerarsi.

 

La cronaca della violenza inizia giovedì 7, quando alcuni ignoti sparano dei colpi ad aria compressa contro la struttura che a Rosarno, in Calabria, ospita un elevato numero di immigrati, in maggioranza africani ed impiegati nel settore agroalimentare. Due i feriti, in modo lieve: ma l'evento diventa determinante.

 

Da quel raid, infatti, è sorta una protesta che ha convogliato in città circa 1.500 extracomunitari, trascinati dalla rabbia di una condizione precaria sotto ogni punto di vista: dall’impiego, all’abitazione, passando per la salute e la terra. Rabbia potenziata da quegli spari e che ha indotto alla devastazione di una città, all’aggressione di alcuni cittadini, alla distruzione di segnaletica stradale ed auto. Questa la reazione, cui è seguita la risposta in un'escalation di violenza.

 

Una controreazione, quella di alcuni italiani, che si compone di investimenti volontari con le automobili, spari di pistola, aggressioni a colpi di spranga. Adesso si procede con le indagini, con le dichiarazioni politiche e con lo sfollamento delle strutture in cui vivono gli immigrati. Ma il bilancio è di 37 feriti (19 extracomunitari e 18 uomini delle forze dell'ordine) e non tutto può chiudersi qui.

 

Su Facebook nasce il gruppo “Solidarietà agli immigrati di Rosarno”, che in breve tempo arriva a quasi 25.000 membri. La descrizione del luogo d’incontro virtuale è laconica: “gli immigrati vengono in Italia per fare lavori che gli italiani non vogliono fare più...gli immigrati vengono in Italia e difendono diritti che gli Italiani non sanno più difendere”. In questo caso, però, il social network non è stato impiegato semplicemente per comunicare un disagio.

 

Gli organizzatori, infatti, su proposta di un professore universitario di Reggio Calabria, hanno formato una delegazione per portare solidarietà ad un giovane senegalese ricoverato in ospedale, a causa dell’aggressione subita da due ragazzi a bordo di un motociclo.

 

Danilo M.

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