Treviso: ragazzino cambia scuola perchè 'napoletano'
Si sente spesso parlare di bullismo, un concetto che da tempo è diventato pane quotidiano negli ambienti scolastici.
Da Treviso giunge un altro caso che vede coinvolta un'intera classe di bulli. Vittima un bambino napoletano. La sua colpa? Provenire dal Sud.
Gli dicevano che emanava un cattivo odore e che era "figlio di camorrista". Queste le "accuse" che i compagni gli affibiavano in classe, ogni giorno.
Antonio, (questo è il nome del ragazzo), dichiara, infatti, che i compagni lo chiamavano "camorrista", solo perché era un bambino del meridione. Non solo: "Disinfettavano ogni penna che toccavo- I miei compagni dicono che puzzo".
Ogni giorno si ripeteva la stessa storia e Antonio soffriva questa terribile situazione.
La "bullata", però, non finiva qui: ogni volta che il ragazzo entrava in classe tutti in coro gli cantavano "Senti che puzza, scappano anche i cani. Stanno arrivando i napoletani".
Non a caso, questa "canzoncina" è di solito cantata dall'eurodeputato Matteo Salvini alle feste di piazza. La stangata per la famiglia di Antonio è arrivata quando il piccolo è stato bocciato dalla scuola al primo anno di medie.
La madre si è promessa di non denuciare la scuola, ma ha asserito con decisione che suo figlio in quella scuola non ci metterà più piede.
La donna, infatti, non ha sporto denucia ai carabinieri, ma si è rivola alla tv Treviso Antenna Tre Nordest, a cui ha dichiarato: "Hanno sbeffeggiavano mio figlio per mesi. Dicevano che era un camorrista perchè era nato a Napoli. Lo emarginavano neppure fosse un appestato. Disinfettavano le penne dopo che lui le aveva toccate: dicevano che puzzavano. C'era una situazione per nulla serena e il rendimento di mio figlio ne ha risentito".
Una bocciatura non meritata visto che il ragazzo si è sempre mostrato diligente e timido, attento e ubbidiente.
Bisognerebbe far capire ai bambini, ma soprattutto agli adulti che li educano, che una persona non va giudicata in base ad uno stereotipo fondato su clichè ormai troppo comuni per essere presi in considerazione.
Essere napoletani non è una iettatura: essere napoletani è come essere romani, milanesi, fiorentini e perché no anche trevigiani.
Bisogna solo attende che gli altri lo capiscano.
Daniela Caruso










