Napoli, il record non c'è se il destino è avverso. O anche altro?
Ci sono partite in cui il risultato finale appare incerto fino agli ultimi secondi.
Si ha la sensazione che possa bastare un niente per agguantare l'ennesima, entusiasmante vittoria, o scivolare sulla "prima", amara sconfitta.
Gare in cui, nonostante una discussa inferiorità numerica, l'orgoglio e la voglia di continuare a stupire si scontrano su due legni e discutibili decisioni arbitrali.
E così si può passare, ad esempio, da un clamoroso palo all'89' (il secondo di giornata, di Pazienza, dopo quello di Quagliarella), che avrebbe voluto dire vittoria (probabile) e record (certo) di risultati utili consecutivi, alla rete del decisivo sorpasso degli avversari (il 2-1 di Di Natale che ha dato il "la" alla vittoria dei friulani). Il tutto in meno di 120''.
Questo e tanto altro è stata Udinese-Napoli, gara che ha segnato la prima sconfitta degli azzurri nell'era Mazzarri e la fine dell'imbattibilità di De Sanctis dopo 6 partite (ma il portiere, ancora artefice di un'ottima prestazione, era riuscito a parare il terzo rigore consecutivo). E che aumenterà il repertorio degli episodi a sfavore citato da Aurelio De Laurentiis in settimana, e così anche la "cultura del sospetto".
Ma quella tra friulani e partenopei è stata partita al veleno sia fuori dal campo, dove sono tornati a materializzarsi i tristi episodi di violenza tra opposte tifoserie, che dentro. Non solo per l'espulsione di Maggio per doppio cartellino giallo (il secondo arrivato per presunta simulazione), ma anche per la rete del definitivo 3-1 di Di Natale, quando il bomber bianconero si è avvantaggiato del fair-play di Grava e della difesa campana, andata in soccorso di Floro Flores, fermo a terra per crampi.
Partita dalle mille storie diverse, Udinese-Napoli, ma con un unico leit motiv: destino avverso, come ha dichiarato anche Mazzarri a fine gara ("Era scritto che dovevamo perdere", le precise parole del tecnico toscano, deluso sì, "sconfitto" no).
Alessandro Fedele










